SGUARDI sul MONDO
Una collezione internazionale in un’appartata dimora della vecchia Padova
La città di Padova, dai nobili trascorsi e dalle dotte tradizioni, custodisce gelosamente i suoi tesori là dove i numerosi itinerari del turismo d’arte, che attraversano il tessuto urbano, si fanno più radi e il silenzio prende il sopravvento. Poco lontano dalla Cappella degli Scrovegni, lungo una delle arterie appartate della Padova antica, sorge dunque la dimora di B. L., medico, amante del bello, collezionista, che ha voluto raccogliere sotto le falde di una casa patrizia del XVIII secolo opere d’arte di epoche e provenienze diverse.
Il proprietario ha affidato all’architetto Filippo Coltro, esperto in restauro di palazzi storici, il compito di riportare la struttura dell’edificio alla sua fisionomia originaria, liberandolo dagli interventi effettuati negli anni '50 che toglievano respiro, se non addirittura oscuravano la secolare struttura in mattoni e le possenti capriate lignee del soffitto. “Oggi la casa ruota come un grande open space intorno al camino, e le opere d’arte contemporanea e tribale, che B. L. e io abbiamo scelto per arredarla, insieme a significativi pezzi di design, fanno da contrappunto cromatico alla nitida, algida canna fumaria in acciaio inox che domina il living”, spiega l’architetto.
Il proprietario a sua volta precisa: ”Il quore emotivo di questa casa, costruita pezzo per pezzo come un rifugio in cui riposare e astrarsi dalla quotidianità degli impegni professionali, sta in quella scultura rossa di grande intensità drammatica che raffigura un adolescente e che acquistai tempo fa dal gallerista padovano Dante Vecchiato, autore di belle mostre d’arte cinese. Quando sono opere ‘esotiche’ a interessarmi, da sempre infatti preferisco rivolgermi al mercato occidentale piuttosto che avventurarmi in aree straniere, acquistando all’estero. Anche maschere e oggetti d’arte tribale, di cui mi sono circondato ovunque, provengono in prevalenza da raccolte europee”.
Se è dunque l’arte a suggerire al proprietario i viaggi della mente, quelli del suo sguardo possono spaziare dalla terrazza che sovrasta l’appartamento, posto all’ultimo piano. Da lì si gode infatti una vista spettacolare e l’occhio corre libero, impigliandolsi qua e là solo in tetti a carena e vecchi campanili, per raggiungere la Basilica del Santo e Prato della Valle, e spingersi ancora oltre. Ma c’è qualcosa alla cui soggezione visiva non è possibile sottrarsi, quella torre dell’Osservatorio Astronomico, vagamente dechirichiana, che svetta vicino alla casa. Come un totem dalle suggestioni magiche, che rimanda agli oggetti tribali disseminati fra le mura domestiche.
Tratto da AD Architectural Digest n. 360 - maggio 2011