Filippo Coltroarchitetto

Pubblicazione sulla rivista Duemila

Pubblicata, nel numero di luglio della rivista 2000, l'intervista all'architetto Filippo Coltro.
GLI STILI E L'IDEA VARIABILE DI FILIPO COLTRO
Filippo Coltro è nato a Padova nel 1973 e dalla città che diede i natali al celebre Andrea Palladio, si sposta a Venezia per approfondire il suo corso di studi, ottenendo nel 1998 la laurea in Architettura presso la facoltà del capoluogo veneto.
Matura significative esperienze progettuali e collaborazioni con studi professionali di Padova e Vicenza, dedicandosi all’attività di progettazione d'interni e restauro architettonico.
Oggi, svolge in autonomia la propria professione nel suo Studio a Padova, eseguendo progetti e realizzazioni che spaziano in diversi settori di intervento, dal restauro alla nuova edificazione sino all’architettura di interni e arredamento. Ogni idea viene elaborata con puntuale coerenza e attenzione alle problematiche del costruire, individuando le difficoltà e fornendo gli strumenti per superarle. Il gusto sobrio permea ogni realizzazione: divorzia dagli eccessi e ricerca l’equilibrio, in virtù dell’ellenico e oggettivo concetto di bello.

1) Arch. Coltro negli ultimi tempi con l'uso di quali stili e ispirandosi a quali modelli avviene il "pensare" a una costruzione destinata agli usi più disparati?

Personalmente quando mi avvicino ad un nuovo progetto non mi rifaccio a degli stili “predefiniti”, e allo stesso tempo non esiste uno stile ben definito che accomuna i miei lavori. Non credo infatti ci si debba ispirare ad uno stile ne, tanto meno, cercarne uno proprio per rendersi riconoscibili a tutti i costi; il mio metodo di lavoro consiste nell'interpretare ogni nuovo progetto rispondendo in modo franco e differente ad aspettative ed esigenze che sono sempre diverse.

2) Ci sono personalità nell'ambito del design e dell'architettura che vengono visti come un modello da chi fa il loro stesso lavoro?

Durante il percorso di studio, i grandi maestri del passato e del presente con le loro opere e il loro pensiero contribuiscono alla formazione di un architetto influenzando il suo modo di “fare architettura”. Nella professione di tutti i giorni i grandi nomi del design e architetti più o meno famosi possono rappresentare un riferimento importante che influenza inevitabilmente stili e tendenze.

3) Quando ha optato per diventare un architetto? Studio e lavoro si sono sempre alternati nella sua carriera?

Fin da bambino, grazie alla passione dei miei genitori, ho potuto viaggiare molto venendo a diretto contatto con le architetture classiche, come ad esempio quelle dell'antica Grecia, e quelle più moderne del nord Europa. Non so se questo mi abbia in qualche modo influenzato, di sicuro “da sempre” ho voluto diventare architetto.
Studio e lavoro nella mia carriera si sono sempre alternati influenzandosi a vicenda senza una netta divisione tra loro.

4) Esistono parole o terminologie nel suo settore che stanno cadendo in disuso ed altre relativamente nuove o più recente che sono spesso utilizzate?

Non mi vengono in mente parole che stanno cadendo in disuso, sicuramente però il nuovo modo di intendere l'architettura ha dato vita al frequente uso di nuovi termini quali ad esempio “bioarchitettura” e “efficienza energetica” legati ad una nuova sensibilità e ad una consapevolezza del costruire moderno nei confronti dell'ambiente e di noi stessi.

5) Secondo lei ci sono persone che potrebbero recuperare edifici abbandonati, meritevoli di un restauro? Se l'Ordine degli Architetti creasse un garante per il recupero di locali dismessi o dimenticati nelle zone più svariate ci potrebbe essere anche un aumento di posti di lavoro in tal senso?

Credo che per effettuare interventi di restauro ci sia bisogno di persone qualificate che abbiano professionalità ed esperienza in materia. Questi interventi devono essere coordinati e diretti da un architetto che diventa automaticamente anche garante del corretto recupero di locali ed edifici dismessi. Questi interventi potrebbero portare un aumento di posti di lavori, ammesso che ci sia la volontà da parte degli aventi diritto, sugli immobili stessi,  di effettuare tali recuperi.

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